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Milano tra lavoro e innovazione, l’intervista all’Assessore Cristina Tajani

Milano è una città “in costruzione”, affronta quotidianamente progetti di riqualificazione urbana, inaugurazioni di nuovi edifici, eventi legati allo sviluppo economico e urbano. Abbiamo voluto fare un quadro della situazione con Cristina Tajani, Assessore alle Politiche del lavoro, Attività Produttive, Commercio e Risorse Umane.

Volendo fare una fotografia del livello di sviluppo cittadino, alla luce della sua esperienza, qual è il livello occupazionale dei giovani a Milano? C’è qualche iniziativa di cui le piacerebbe parlarci per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro?

Come è noto, i tassi di occupazione e di conseguenza, di disoccupazione, a Milano sono decisamente migliori rispetto alla media nazionale. Questo si ripercuote anche sull’occupazione giovanile, che pur essendo più bassa rispetto alla media nazionale, è comunque un elemento su cui le istituzioni e le parti sociali è necessario che lavorino ancora. Gli ultimi dati che ricordo ci dicono che il tasso di disoccupazione giovanile è di circa il 18%, che rispetto alla media nazionale (negli ultimi anni ha sfiorato il 40%), è decisamente migliore. Resta tuttavia un dato ancora distante da altre capitali europee. Questo è un tema su cui è necessario migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, quindi, sia dal lato della formazione che delle imprese. Ed è quello che noi abbiamo provato a fare negli ultimi anni, promuovendo alcuni interventi sperimentali, per esempio sui Neet, che sono i ragazzi che non lavorano e che, nella città metropolitana, sono stimati essere intorno ai settantamila.
A questi ragazzi, più difficili da inserire nel mondo del lavoro, abbiamo sperimentalmente proposto dei percorsi innovativi particolari, coinvolgendo anche la nostra rete FabLab, cioè i laboratori di manifattura digitale, dove i ragazzi hanno potuto sperimentare una formazione che mette insieme attività di pensiero e di creatività manuale. In questi percorsi, abbiamo riscontrato degli ottimi risultati, infatti, l’intento di continuare a lavorare su percorsi formativi legati alla manifattura 4.0, è una costante che sta tornando in diverse nostre iniziative, compreso un aggiornamento di tutti i corsi di formazione professionali gestiti dal Comune, che negli ultimi anni si sono mossi con l’intento di mescolare attività tradizionali, artigianato di alto livello e digitale.
L’esempio più eclatante di rinascita è la Scuola di Arti Applicate del Castello Sforzesco, che è una scuola ultracentenaria di Milano. Oggi ha una nuova proposta formativa che si muove verso la creazione di professionalità molto qualificate tra l’artista e il tecnologico.

Si è appena conclusa “La settimana della moda” che insieme ad altri eventi di settore, sono un momento di sentito movimento per la città di Milano. Al di là della sua capacità di generare fervore cittadino, cosa rappresentano questi eventi, se volessimo coniugarli alle politiche del lavoro?

È sicuramente tutta la filiera che gira intorno alla moda, che non sono soltanto le sfilate, ma tutta quella galassia di operatori che vanno dal mondo della comunicazione, agli allestimenti, la fotografia, la produzione artigianale che produce a Milano un volume di occupazione non trascurabile. Si tratta di un vero e proprio settore produttivo, non semplicemente di un “eventificio” che si manifesta soltanto una settimana all’anno. Noi, con gli operatori del sistema, stiamo cercando di rendere visibile l’aspetto di filiera produttiva, infatti Milano XL, un progetto di installazioni aperte al pubblico gratuitamente, è proprio il racconto di una filiera produttiva che spesso ha delle richieste di manodopera che non sempre si trovano sul mercato. Per esempio, qualche anno fa è emerso che questo settore cerca personalità come modelliste, sarte, professioniste cucitrici di alto livello con un saper fare manuale e che spesso, queste professioni non vengono proposte ai giovani, quando invece possono essere di grande soddisfazione e spesso molto ben retribuite in alcuni contesti e per questo, potrebbero essere indicate come percorso professionale per i più giovani. Il nostro sforzo è quello di far comprendere che quello della moda non è soltanto un mondo scintillante, ma si tratta di una filiera di produzione che può essere interessante in tutti i suoi tasselli, anche per le generazioni più giovani.

Dall’Apple Store in Piazza Liberty, a Starbucks di Piazza Cordusio, fino a Uniqlo, il colosso del Low cost. Cosa rappresentano queste aperture per lo sviluppo economico di Milano? Ma soprattutto, non rischiano di mettere in crisi le economie locali?

Sicuramente si tratta di un elemento positivo che grandi brand internazionali considerino Milano una città dove investire, per altro le nuove aperture da Starbucks ad Apple, hanno prodotto nuova occupazione, ciascuna di loro ha assunto centinaia di persone, soprattutto di età giovanile. È chiaro che per noi, come Amministrazione, è molto importante preservare anche il commercio di vicinato, tutte le attività economiche di prossimità nei quartieri e infatti, il nostro sforzo maggiore, anche in termini di risorse investite, sta andando nella direzione di sostenere gli spazi di prossimità, proprio perché spesso sono decentrati, innervano tutti i quartieri della città e rappresentano un presidio per il territorio.
A dimostrazione, in questo momento è aperto un bando finanziato con risorse nazionali che si chiama Metter su bottega, che ha proprio lo scopo di dare incentivi, in parte anche a fondo perduto, ad attività economiche che si insediano nelle periferie cittadine con l’obiettivo, chiaramente, di fare business, ma anche di contribuire ad illuminare strade, aprire vetrine, quindi, in definitiva, di fare animazione sociale ed economica.
Le nostre risorse e i nostri sforzi vanno proprio a sostenere la rete di imprese di prossimità che noi riteniamo non siano in diretta concorrenza con l’offerta dei grandi brand, proprio perché si tratta di prodotti e di esigenze diverse. Il pubblico cerca il telefonino della Apple, questo però non significa che non vada in una bottega di quartiere, quindi, differenziando l’offerta si riesce a creare questa combinazione.

Dal rapporto del 2018 di UBS Price and Earning, Milano è la settima città più cara al mondo e la ventisettesima per le retribuzioni. Quali sono le prospettive per migliorare il rapporto costi/redditi?

Questo tema rispecchia una contraddizione, ovvero il fatto che Milano è un territorio competitivo di suo, ma che inserito in un contesto nazionale a cui sono agganciate le retribuzioni, frutto dei contratti collettivi nazionali, che invece è più in difficoltà.
Proprio oggi sono usciti i dati di Fitch Ratings, che dicono che il rating di Milano è buono, ma dal momento che quello dell’Italia sta in difficoltà, anche per via dell’incertezza politica, Milano risente di un declassamento che non è dovuto alla sua performance specifica, ma è dovuto al contesto.
Quindi, sicuramente, è importante per noi e per la competitività di Milano che il Paese si muova su basi solide e riconquisti centralità anche a livello internazionale. Un terreno possibile potrebbe essere quello della promozione di accordi decentrati o di contrattazione di secondo livello relativamente alle imprese milanesi, dove poter dare conto di una migliore performance del territorio, anche rispetto alle retribuzioni. Tuttavia, si tratta di discorsi che esulano un po’ dalle strette competenze del Comune e che dipendono dal gioco del confronto e della negoziazione tra le parti sociali del territorio.