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Maura Ramasti

Taxi stories: le storie di Maura Marasti

Nel mare di Instagram Stories, ci ha incuriosito il profilo di Maura, per cui la scrittura è sia passione che lavoro. Annota nelle ricevute dei taxi di Milano le sue “taxi stories”: personaggi, riflessioni, attimi colti nel momento giusto che mostrano un lato più umano e spesso dimenticato di ciò che si vive o condivide durante una singola corsa o durante tutto un viaggio. L’abbiamo intervistata per scoprire cosa la ispira e raccontare ai nostri lettori l’universo che circonda chi ogni giorno gira la città in taxi.

Parlaci un pò di te. Cosa fai nella vita e da quanto tempo vivi a Milano?

Sono Maura, mi piace scrivere e  sono una creative strategist. A questa risposta segue solitamente uno sguardo incerto e poi la terribile parola: “E cioè?”. Ma io non mi arrendo e continuo a rispondere in questo modo per poi raccontare la mia storia.
Sono arrivata a Milano 6 anni fa, da un paese in provincia di Modena, dopo l’università, per frequentare il master al Politecnico in Art Direction & Copywriting. L’unica mia certezza era la mia passione per la scrittura, il fatto che fossi sempre stata iperattiva e che mi annoiassi facilmente. Quel corso mi ha fatto scoprire il complicato ma affascinante mondo della pubblicità e il potere magnifico delle idee. Ho iniziato subito uno stage come copywriter all’interno di un’agenzia di moda e Pr , ma come era prevedibile, dopo un anno non mi sentivo appagata. Conoscevo il digital solo perchè ci ero cresciuta, come tutti quelli della mia età, usavo Facebook e Instagram solo per pubblicare foto delle mie notti a Milano ( che sono state tante e lunghe!) , in una città che all’inizio non mi piaceva: troppo grande, troppo labile, sconosciuta. Trovai un annuncio di un’ufficio stampa e PR molto importante che cercava una persona da inserire nel reparto digital. Come in molti altri momenti della mia vita mi buttai nel colloquio senza sapere assolutamente perchè e come avrei potuto affrontare un’esperienza simile, senza le competenze che solitamente si ritengono imprescindibili. Tutt’oggi penso sia stato un salto nel vuoto, ma con un paracadute offerto da chi decise di credere in me, farmi crescere e tutt’oggi sostiene il mio lavoro e le mie idee. Conobbi le notti in agenzia, le gare per i progetti creativi, la pressione per la gestione di budget ed il rapporto con i clienti, il rispetto delle consegne: diventai grande senza accorgemene e quando vinsi la mia prima gara per il lancio di una campagna molto importante per un brand automotive capii che quel volo a caduta libera era servito a qualcosa e che la strada giusta avevo già cominciato a percorrerla. Capii le dinamiche del digital nel momento esatto in cui questo strumento si stava delineando, i brand cominciarono ad investire e a crederci per davvero e credo che questa fortunata coincidenza mi abbia dato la possibilità oggi di riconoscere una strategia vincente da una che si basa esclusivamente su dati analitici e scelte di mercato. La creatività applicata al digital oggi diventa automaticamente interesse da parte del consumatore e un valore aggiunto per il brand che la sceglie. Il mio lavoro consiste nel trovare idee, per comunicare i valori e la brand awareness del cliente e comunicarlo in modo originale e esteticamente bello: visto che continuo ad annoiarmi facilmente ho deciso di intraprendere la carriera da freelancer, quindi lavoro sia con agenzie come collaboratrice sia direttamente con brand che mi contattano. È una sfida continua, perché, in realtà, il mio lavoro non inizia ne termina davanti a una scrivania, ma è una ricerca di stimoli continui per trovare nuovi spunti da applicare al prossimo progetto.

Qual è il tuo rapporto con la città? (una cosa che ti piace e una che non ti piace di M.)

Il mio rapporto con la città… a curve! Milano ora è un mio grande amore, ma prima abbiamo litigato un sacco di volte, come accade nelle storie importanti. Arrivare da un paese in provincia dove conosci tutti, dal barista al vicino di casa, in una città dove le persone faticano a memorizzare anche solo il tuo nome non è stato semplice. Fino a due anni fa ero convinta di non volere trascorrere in questa città più di una decina di anni, ora quando viaggio mi manca. Milano ti crea dipendenza, prima crea assuefazione e non la vuoi più provare e poi in realtà capisci che ti sta mettendo alla prova: siamo in troppi dice, chi impara a respirare da solo può restare.
Di Milano odio a volte le distanze, perchè ti riempie la vita di impegni e distrazioni, ti permette di conoscere centinaia di persone che però restano sempre a qualche miglia da te, nonostante abitino a 3 fermate di metro. Ti costringe a scegliere e io prima non ero capace, dovevo tenermi tutto quello che il tempo mi lanciava dentro la vita, ma non è possibile farlo in una città come questa. Ho sofferto mentre invertivo la mia rotta, ma quando ti accorgi che nella cernita di persone che sei obbligata a fare puoi trovare la tua famiglia… beh, è una scoperta incredibile. Ho capito che la famiglia non è solo il posto da dove vieni, ma anche quello in cui arrivi: e Milano mi ha dato sopratutto questo, una nuova casa, fatta di luoghi e persone che ho scelto, con una consapevolezza diversa.
Amo la sua velocità, corre questa città, ogni giorno cambia si fa più bella e sorprendente. Mi sveglio sapendo che oggi sarà diverso da ieri e per il mio rapporto con la noia questo è un ottimo medicinale. È coraggiosa e incazzata Milano e come tutte le donne, quando siamo arrabbiate siamo sempre più belle.

Parliamo del tuo progetto #taxistories. Com’è nato e come pensi di svilupparlo in futuro?

Taxi Stories è il mio bambino. Per una che tutti i giorni cerca idee per gli altri e crea progetti su misura, credetemi che è davvero strano ed eccezionale sapere che almeno una resta solo tua, risponde alle tue logiche, al tuo modo di vedere le cose. Infatti ammetto che l’ho un po’ trascurato, soi che mi aspetta a casa e non ho scadenze da rispettare, ma oggi penso che, anche per l’interesse che sento nei confronti del progetto, abbia una priorità, come tutti i figli meritano di avere.
Sono arrivata a Milano senza aver mai preso un taxi. E quando mi sono trovata la prima volta in macchina con una persona mi sono sentita a disagio: cosa devo dirgli? come trascorro la tratta senza chiedergli nemmeno come sta?
Le persone si comportano in taxi come fossero in ascensore : parlano al telefono dei fatti loro, litigano, tornano a casa in dubbie condizioni dalla serata, si baciano. Non si rendono conto che c’è una persona a poco centimetri da loro, un estraneo che ascolta, vede e sente tutto. Questa cosa mi affascina tantissimo: i tassisti portano in giro storie che iniziano ma non finiscono mai, trasportano pezzi di vita e possono immaginarsi il finale, scriverle di mano propria. Ho deciso di farlo io: di far scrivere a un tassista le storie che ascolta ma che non finisce di sentire e le lezioni che impara da quelle corse sempre diverse.
Taxi Stories è un libro, anche se non ancora terminato, ma anche un progetto digitale e video: il mio sogno sarebbe creare una mappa della città fatta di parole e storie in corsa,  podcast, video racconti, pensare ad un’operazione in collaborazione con il Comune di Milano.. insomma idee ce ne sono molte e l’interesse delle persone che mi scrivono in Direct, che mi chiedono ” ma quando esce?”, il vostro stesso interesse e quello delle realtà con cui ne ho parlato mi fanno pensare che il potere delle idee potrà sorprendermi anche questa volta.

Cosa ti piace del taxi come mezzo di trasporto?

I tassisti mi fanno un sacco ridere. Sopratutto quando chiedo di raccontarmi le storie che sentono durante il giorno, anche se quelle della notte sono le mie preferite. Non ho ancora trovate nessuno a cui non sia piaciuta la mia idea e non voglia in qualche modo parteciparvi. Poi mi chiedono: ma quando esce mi cita? Anche solo con il nome della mia macchina, tipo Sierra40 …ahahah!  ovviamente non posso. Anche perchè, in quanto mio figlio, Taxi stories racconta dei tassisti ma racconta anche molto di Maura, di come vede questa città, dei posti che mi sono rimasti nel cuore. Il taxi è un filtro, l’occhiale da sole con cui parlo di una Milano tutta mia.

Quali sono gli elementi che ispirano maggiormente le tue taxi stories?

L’amore, che nella versione più istituzionale del termine ancora non ho trovato, ma che è talmente presente in tutto quello che faccio e che sento che si infila dappertutto. Io penso di essere molto romantica, ma nel senso letterario del termine, perchè in realtà caratterialmente sono molto spigolosa, testarda, impulsiva e… difficile, non mi viene termine migliore.
Poi l’idea che ogni persona, ogni sguardo che incrociamo mentre passiamo per strada nasconda una storia e a Milano non ho mai incontrato qualcuno che non abbia un risvolto assurdo del proprio percorso, un’esperienza nel cassetto che è talmente vicina o talmente lontana da me da sorprendermi irrimediabilmente. Questo è il potere di Milano, lanciare la medaglia delle nostre vite senza sapere mai da che parte cadrà. E questa è anche la tratta delle mie taxi stories, cominciare senza finire , ma nella durata del tragitto strappare un sorriso o una riflessione, dipende da come cadono.

L’ultimo libro acquistato, che sentiresti di consigliare ai nostri lettori?

Amo leggere da sempre. Come vedevo fare a mia madre, compro i libri, li accumulo anche per quanto sono belli e come riempiono la stanza di racconto solo con la loro presenza, aspettando il momento giusto per leggerli e rimetterli al loro posto. L’ultimo libro che ho letto e mi è piaciuto moltissimo mi è stato regalato, la prima volta che ho conosciuto questa persona che ( lo giuro) mi chiese di vederci perchè era rimasto colpito dall’idea di Taxi Stories. Lavora in una casa editrice e tra gli scaffali i e i nostri ragionamenti di come dare vita al mio progetto, mi mise tra le mani un libro di Roberto Venturini dal titolo improbabile: Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera. Un libro bellissimo, leggero, facile ma mai scontato. Un libro romantico ma anche molto arrabbiato, che è come vivo io tutte le cose bellissime che mi accadono, che scavano, fanno un po’ male, ma poi si riempiono di una corrente nuova.


Maura Marasti, 28 anni di Modena, si trasferisce a Milano nel 2014 per frequentare il corso di “Art Direction & Copywriting” al Politecnico e oggi lavora come creative strategist per brand di moda.

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